Diaframma, Siberia (1984)
Trent Reznor sta creando una piccola rivoluzione.
Dopo essersi svincolato dalla sua etichetta discografica ed avendo quindi ora pieno controllo sulla propria produzione artistica, ha rilasciato a sorpresa un nuovo album dei Nine Inch Nails strumentale, formato da 36 tracce oniriche e ispirate.
La notizia è che l’album non è protetto da DRM, è rilasciato sotto licenza Creative Commons e si può decidere quanto pagarlo o di non pagarlo affatto, tanto per Trent l’importante è che la gente apprezzi la sua opera e magari vada ai concerti (quelli sì, a pagamento in maniera più classica).
Risultato: l’album sta avendo un successo pazzesco, i fan l’hanno comunque comprato (me compreso, ma 5$ per la versione digitale è anche poco! e l’artwork è spettacolare), lui ha già ricavato parecchio dalle versioni a pagamento ed il tam tam su internet sostituisce i tradizionali canali di promozione con efficacia…
Uffa, che cacchio di fissa gli è venuta a Robert Smith da un po’ di anni di fare ‘sti album barocchissimi con muri di chitarre arrabbiate e lui che urla per 3 minuti come un billy corgan più depresso (anche se più sexy).
Chissà se avremo mai ancora il minimalismo dei vecchi tempi.
Nell’entusiasmo post concerto, ieri stavo riascoltando l’ultimo album.
Anche bloodflowers era già un po’ così, ma ora sono davvero molto più uguali a loro stesse e anonime, le canzoni… :(

“Remember, remember, the fifth of November, gunpowder treason and plot. I see no reason why the gunpowder treason should ever be forgot.”
Può uno sprazzo di nostalgia portare ad un’epiphany relativa alla società moderna?
Max Headroom: forse se lo ricorderanno in pochi, è sparito in fretta così come era arrivato, annegato nelle programmazioni notturne delle tv minori. Almeno da noi. In america invece, nonostante la scarsa quindicina di episodi in due sole stagioni, lasciò il segno. Fu il primo programma in prima serata con temi cyberpunk (siamo a metà anni ottanta), permeato da un’atmosfera cinica e nichilista e con una certa dose di humor nero.
Una descrizione fin troppo precognitiva dell’evoluzione (o de-evoluzione, a seconda dei unti di vista) della società moderna, tanto da predire indirettamente la sua stessa fine… Lo show parlava infatti di un network televisivo assoggettato alle corporation e ai loro obbiettivi di fatturato, perseguiti a discapito dei consumatori a cui venivano propinati sempre più prodotti superflui con promesse di effimeri paradisi artificiali (tutto questo vi ricorda nulla?), le cui sorti venivano dettate dai rating degli ascolti…
In questo universo, un reporter un po’ ribelle dello stesso network - Edison Carter - si trovava spesso a ficcare il naso dove non doveva e veniva ostacolato dai suoi datori di lavoro.
Nel primo episodio, Blipverts, scopre che una nuova generazione di pubblicità condensata in pochi secondi sono dannose per l’uomo, ma viene fermato con l’intento di liberarsene prima che riveli la sua scoperta alle masse. Mentre è incosciente per una botta presa, l’enfant prodige e genio residente del network fa un scansione del suo cervello da cui, inaspettata, si genera una intelligenza artificiale, il nostro Max Headroom del titolo, con la personalità di base del reporter, con cui poter continuare lo show…
Tutto questo prologo serve a dare un quadro della situazione: a quell’epoca internet non esisteva ancora, i dati degli ascolti non erano in tempo reale e il consumismo sfrenato aveva appena cominciato la sua corsa, eppure - sebbene ripulite da una coloritura inevitabilmente “televisiva” - molte delle situazioni descritte si stanno concretizzando.
Il nostro quotidiano si sta alienando sempre di più, schiavi nemmeno degli oggetti, ma del mondo iperreale che contribuiscono a creare. La nostra vita (anche se in un paese come questo siamo ancora agli inizi e vale solo per certe zone) è ormai tesa a quella che è la percezione di fatti, avvenimenti, esperienze e non alla loro sostanza stessa, e spesso nemmeno in prima persona.
Basta pensare a che livello di assuefazione siamo arrivati nei confronti di film, telefilm, televisione, notizie date da chi non può essere confutato, cibi pronti, servizi virtuali.
E comincia anche ad esserci quel certo distacco surreale dalle inevitabilità della vita, morte dolore malattia, specialmente altrui, tante volte descritto in romanzi cyberpunk e che giorno dopo giorno sembra sempre meno assurdo…